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Oli, Burri e cere: gli estratti vegetali più diffusi in cosmesi

Oli, Burri e cere: gli estratti vegetali più diffusi in cosmesi

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Namasté Zenine,
oggi parliamo di un gruppo di estratti vegetali dei quali abbiamo già iniziato ad interessarci qualche articolo fa. La nostra mascotte Gaia ha confidato in suo interesse per gli oli, i burri e le cere di cui sente parlare molto spesso; ma confessa di sapere ancora poco sull’argomento. Il suo desiderio è di conoscerli meglio, così da realizzare una crema tutta al naturale... facendo tutto da sé!

Tra oli, burri e cere gli estratti più numerosi sono sicuramente i primi e noi inizieremo proprio dagli oli. Conosceremo cosa c’è al loro interno che li rende così preziosi per la nostra pelle, passando per consistenze e legami chimici (stavolta non possiamo proprio evitare di parlarne!).

Oli vegetali

Gli oli estratti da piante (o meglio da alcune parti di esse) vengono chiamati vegetali. Il termine utilizzato dopo la parola olio esclude tutti gli estratti animali e quelli chimici. Per capire meglio questa distinzione, vi dico che non sono vegetali gli oli ricavati da alcuni pesci, come l’olio di fegato di merluzzo, né i derivati chimici del petrolio che ahimè spesso compongono alcuni cosmetici, come la paraffina e i petrolati in forma liquida.

Gli oli vegetali sono estratti naturali da piante oleoginose, quindi piante che producono semi o frutti ricchi di lipidi. Gli oli abbondano di sostanze grasse che a temperature medie, come i 20° C., sono fluide. Ogni olio è unico e diverso dagli altri, la combinazione degli acidi grassi e della parte insaponificabile non si ripete mai in un altro olio.

Da tempi antichissimi l’uomo schiaccia i semi e qualche volta i frutti delle piante per ricavarne un liquido denso con cui ha curato ferite e protetto la pelle. Ogni popolo ha i suoi oli tradizionali, ottenuti dalle piante del proprio territorio, rimasti esclusivi fino a quando la diffusione di questi estratti è diventata capillare. Oggi infatti in Occidente usiamo l’olio di guava, l’olio di moringa o quello di baobab che fino a pochi decenni fa non conoscevano affatto. 

Oli vegetali ad uso cosmetico

Qui ci occupiamo solo di oli cosmetici, molti dei quali sono così pregiati, con provenienza da piante biologiche ed estratti nel pieno rispetto dei requisiti igienici, che posso essere ingeriti. In questo caso, accanto al nome del prodotto troverete l’indicazione food grade (di grado alimentare); gli altri oli sono cosmetic grade, una selezione di oli lavorati per l’uso esterno, non adatta al consumo alimentare.    

Sulla pelle possiamo usare un olio food grade (chi di noi non ha usato l’olio di oliva per una maschera?), ma non possiamo usare internamente quelli ad uso cosmetico, che talvolta sono tossici se ingeriti, anche se utilissimi nelle applicazioni esterne. 

Come si ottiene l’olio vegetale

La parte della pianta da cui si ricava l’olio è quasi sempre il seme, in pochissimi casi si ottiene dai semi germinati (come nell’olio di germe di grano) e dal frutto (come nell’olio di oliva e di olivello spinoso).

L’estrazione dai semi avviene con la semplice pressione meccanica da parte di presse molto pesanti, una spremitura a freddo in quanto nella lavorazione non si superano i 40° C. per non compromettere i principi attivi. La polpa dei frutti oleosi invece viene trattata con la centrifugazione.

Tutti gli oli vegetali restano vergini se dopo la pressione (o la centrifuga) la sostanza grezza non viene sottoposta a nessun altro procedimento. Gli oli vegetali vergini vengono solo chiarificati con il filtraggio attraverso carta o tele naturali. 

Composizione chimica degli oli vegetali

Gli acidi grassi che compongono per il 98% e oltre la frazione triglicerica (la parte grassa) dell’olio si differenziano in:

  • acidi grassi saturi
  • acidi grassi insaturi

e gli insaturi si distinguono ulteriormente in: acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi.

Negli oli vegetali gli acidi grassi insaturi sono decisamente più presenti dei saturi, ma questi ultimi non mancano. I grassi saturi hanno una struttura chimica lineare, non legano ad altri elementi chimici, da puri sono solidi come un burro morbido già a temperatura ambiente. I grassi polinsaturi (detti PUFA) dal punto di vista chimico hanno una lunga catena carboniosa e più di un doppio legame, quelli monoinsaturi (MUFA) hanno un solo doppio legame.

Gli oli che contengono acidi grassi monoinsaturi a temperatura ambiente sono fluidi, ma a basse temperature, come quella del frigorifero ad esempio, tendono a diventare solidi. Alcuni oli come quelli di lino e di borragine anche a basse temperature restano liquidi, poiché la percentuale di polinsaturi al loro interno è molto elevata.

Acidi grassi saturi

Sono acidi grassi saturi il laurico, il miristico, il caprilico, il palmitico e lo sterico. Quando li ritroviamo in elevate quantità rendono l’olio un burro già a 20/25° C., come avviene per il noto olio di cocco, che nella sua composizione chimica contiene il 65% di acidi grassi saturi. Percentuali minori di questa tipologia di grassi rendono gli oli densi e vischiosi, che restano comunque in forma liquida. Ottimi schermi per la pelle disidratata, leniscono le infiammazioni e trattano le screpolature della cute.    

Acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi

L’acido grasso monoinsaturo per eccellenza è l’acido oleico, il principale composto dell’olio di oliva, che rende la pelle elastica e luminosa, oltre a nutrirla a fondo. Lo troviamo in percentuali superiori al 50% anche nell’olio di mandorle, di argan, di sesamo e di avocado.

Gli acidi grassi polinsaturi sono conosciuti con un nome molto interessante, acidi grassi essenziali (AGE), il corpo non li produce o lo fa in bassissime percentuali e diventa indispensabile che siamo noi a regalarli a pelle e capelli. Tra i polinsaturi gli omega 6 dell’acido linoleico, uno dei componenti delle ceramidi che ricostruiscono il film lipidico cutaneo. Presente in buone quantità negli oli di albicocca, di germe di grano, di soia e di cotone, che donano nutrimento alla pelle e la rendono morbida al tatto. Altro acido essenziale appartenente agli omega 6 è l’acido gamma linoleico, lo troviamo negli oli elasticizzanti di enotera e borragine. L’alfa linoleico appartiene alla famiglia degli omega 3, ancora un acido grasso essenziale votato a calmare le infiammazioni della pelle. Lo contiene l’olio di camelina, usato per trattare con successo rossori e irritazioni cutanee. 

Frazione insaponificabile

La parte dell’olio che durante la preparazione del sapone non reagisce alla soda caustica è chiamata insaponificabile. Nella composizione chimica dell’olio rappresenta quella componente aggiuntiva che rende ancora più unico e prezioso l’olio vegetale. Gli oli di avocado, di oliva e di soia si distinguono per una frazione insaponificabile molto alta. 

L’olio non è solo una miscela di acidi grassi quindi, contiene altre preziose sostanze, come i tocoferoli e i tocotrienoli meglio conosciuti come vitamina E, a cui si aggiungono le vitamine A, D e K, insieme ai carotenoidi e alle clorofille, ai fitosteroli, ai fosfolipidi, agli alcoli triterpenici e ad alcuni idrocarburi specifici, come lo squalene e il karitene, rispettivamente dell’olio di oliva e del burro di karitè. 

Qualità degli oli vegetali

Gli oli vegetali sono unici, hanno un colore proprio, un profumo e una fluidità diversa, ciò che li accomuna e li distingue dagli altri estratti vegetali sono due caratteristiche.   

  • Gli oli vegetali sono untuosi, il grado di vischiosità differisce da un estratto all’altro e li rende più adatti ad un uso rispetto ad altre applicazioni.
  • Gli oli sono insolubili in acqua, non possiamo aggiungere delle gocce di un qualsiasi olio e sperare di vederle scomparire nella soluzione acquosa. Per soluzioni omogenee gli oli vanno miscelati con altre sostanze grasse e inseriti nella fase B delle preparazioni cosmetiche. Altri utilizzi sono possibili, come nell’acqua micellare ad esempio, dove la componente grassa resta separata nell’emulsione struccante di tipo bi-fasico.

Gli oli che contengono un’elevata quantità di grassi polinsaturi restano alquanto fluidi e penetrano facilmente, in cosmesi sono considerati gli oli dal tocco leggero. Si tratta di quegli oli secchi che possiamo spalmare dopo la doccia e rivestirci subito dopo. Il grado di vischiosità maggiore descrive invece un olio denso, che per la sua composizione molecolare protegge e scherma cute e capelli.

Riepilogando: gli oli sono liquidi a temperature medie, più o meno untuosi e insolubili in acqua, questo ci consente di riconoscerli ma non dimentichiamo di leggere l’etichetta riportata sul prodotto per verificare che si tratti di una sostanza interamente vegetale.

Conservazione

Gli oli più liquidi sono i più sensibili. Con la lente d’ingrandimento del chimico, possiamo dire che maggiori sono i legami tra le sue molecole più il fluido tende ad irrancidire. Spesso sentiamo parlare di oli stabili e oli più delicati: se le indicazioni le troviamo nella scheda informativa sapremo come trattare il prodotto appena acquistato, negli altri casi basterà scorrere una delle tante tabelle che riportano il grado di stabilità di ogni olio. Se ne scorriamo una scopriremo che l’olio di Macadamia, con la sua elevata quantità percentuale di grassi monoinsaturi, è molto più stabile dell’olio di Girasole che invece contiene fino al 70% di grassi polinsaturi. 

Le indicazioni valide per tutti gli oli sono di conservarli in bottiglie di vetro scuro e di chiudere bene il tappo tra un uso e l’altro. Senza lasciarli troppo all’aria (ossigeno) e tenendoli lontano dalla luce diretta e dalle fonti di calore si proteggono dall’ossidazione e dall’irrancidimento.

Consiglio: Quando l’olio è particolarmente sensibile un paio di gocce di vitamina E liquida possono cambiare la naturale instabilità e permetterci di usare il prodotto a lungo e nella sua forma migliore.  

Burri e Cere vegetali

I burri sono solidi anche alle temperature ordinarie. Una volta a contatto con la pelle si sciolgono per essere assorbiti. Alcuni frutti o semi dopo il raccolto vengono messi ad essiccare, poi macinati per realizzare una pasta densa e infine pressati a freddo come avviene per l’olio. Differiscono dagli oli per la loro composizione chimica, contengono alte percentuali di acidi grassi saturi. Tra i burri vegetali il burro di Karitè ottenuto dalla noce di una palma, il burro di cacao realizzato con la pressione dalle fave del Theobroma cacao e il burro di mango

Le cere vegetali sono ricchissime di acidi grassi saturi, nella loro composizione non compare il glicerolo e quindi si presentano solide già a temperatura ambiente, infatti necessitano di essere riscaldate per diventare fluide. Le eccezioni confermano la regola, dice un noto proverbio, esiste infatti una cera liquida che tutti conosciamo come olio di Jojoba. Indispensabili per emulsionare le preparazioni cosmetiche, grazie ad esse si possono amalgamare sostanze acquose insieme a sostanze oleose, idrolati con oli vegetali, ad esempio. Rendono compatta una crema, sufficientemente duro un balsamo per le labbra, donano corpo alle varie formule senza alterarne le qualità. Tra le cere vegetali la cera di carnauba e la cera di soia.

Cosa usare tra oli e burri, qualche consiglio per l’uso

Come si sceglie l’olio o il burro giusto? In base alla finalità e alla zona di applicazione. Vogliamo nutrire o proteggere la pelle, trattare il contorno occhi o l’interno coscia? Ecco le scelte migliori da fare.

Oli densi e vischiosi: se dobbiamo usare l’olio per trattare le sopracciglia è assolutamente necessario preferire fluidi più vischiosi, quelli più liquidi finirebbero ben presto per colare negli occhi creando irritazione. Alla temperatura di 25° C. l’olio di ricino si presenta molto vischioso, con la sua componente monoinsatura ha una consistenza compatta che gli consente, una volta applicato sulle sopracciglia di non scivolare verso il basso. 

Oli fluidi: quando dobbiamo trattare zone estese come l’intero viso, l’interno cosce o la pancia per un’azione tonificante ed antismagliature, la scelta può ricadere ad esempio sull’olio di rosa mosqueta o sull’olio di vinaccioli che si disperdono velocemente poiché sono composti principalmente da acidi grassi fluidi. Così se vogliamo idratare senza occludere, vogliamo trattare una pelle più giovane ed una tendenzialmente grassa la scelta ricadrà su oli con elevata quantità di grassi polinsaturi. Sceglieremo oli dal tocco secco che hanno una consistenza leggerissima e bassa untuosità per trattare il corpo dopo l’esposizione al sole o dopo la doccia quotidiana, così potremmo rivestirci subito dopo senza sporcare gli abiti.

Burri: se l’obiettivo è di creare una protezione sulla pelle la scelta ricadrà su attivi che trattengono meglio l’acqua all’interno dei tessuti. In questi casi sono perfetti i burri e o gli con un’alta percentuale di grassi saturi. I burri sono ottimi per la pelle secca, la proteggono nelle miscele preparate per schermarla e rendono morbida la superfice come nessun altro ingrediente.

Sui capelli: sceglieremo oli leggeri per renderli luminosi e facili da districare, mentre un’azione condizionante la offrono degli oli di media fluidità, che trattano anche la pelle irritata e squamata e il cuoio capelluto pruriginoso. Per lo styling e per trattare le doppie punte sono utili gli oli che a contatto con l’aria si essiccano formando una pellicola protettiva simile ai siliconi. 

Oli burri e cere vegetali, Gaia è diventata un’esperta. Un olio per ogni occasione, senza dimenticare burri per pelle setosa e cere per lo spignatto.

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